Gli infortuni fanno parte del calcio. Si verificano ovunque, a qualsiasi livello, e rappresentano un inconveniente con il quale ogni allenatore deve inevitabilmente convivere. Ma quanto sta accadendo alla Torres in questo avvio di stagione sembra andare ben oltre la normale amministrazione.
Non siamo ancora arrivati alla fine di ottobre e la formazione sassarese ha già accumulato un considerevole credito nei confronti della buona sorte. Una sequenza di indisponibilità che ha progressivamente assottigliato la rosa, costringendo Alfonso Greco a soluzioni sempre più complicate.
Greco, quando arrangiarsi diventa un’arte
Nell’ultima gara contro il Guidonia, il tecnico romano ha potuto contare su appena quattro riserve della prima squadra, completando la distinta con diversi elementi della Primavera, tra cui il giovanissimo Migheli, appena quindicenne.
Una situazione che avrebbe offerto a chiunque argomenti sufficienti per lamentarsi. Greco, invece, continua a evitare gli alibi.
«A undici ci arriviamo», ripete spesso, con quell’ironia asciutta che nasconde inevitabilmente una certa amarezza.
Quasi quarant’anni trascorsi nel mondo del pallone, prima da calciatore e poi da allenatore, gli hanno insegnato anche questo: quando mancano gli strumenti, bisogna trovare il modo di lavorare con quelli rimasti.
Mastinu, un’altra ferita da affrontare insieme
L’ultimo durissimo colpo riguarda Giuseppe Mastinu, per il quale gli accertamenti hanno evidenziato la frattura di due vertebre cervicali. Una notizia che supera qualsiasi considerazione sportiva, con la salute del giocatore inevitabilmente al primo posto.
Anche dal punto di vista emotivo, però, l’episodio rappresenta un’altra prova per lo spogliatoio rossoblù.
La forza di chi non cerca scuse
Eppure, questa Torres continua a resistere. Stringe i denti, cerca soluzioni e prova a trasformare ogni difficoltà in un motivo per restare unita.
Forse è proprio qui che emerge il merito più grande di Greco: aver costruito un gruppo capace di non smarrire la propria identità nonostante le continue emergenze.
La speranza è che presto la ruota cominci finalmente a girare. Che l’infermeria si svuoti e che certi volti possano tornare a frequentare soltanto il campo d’allenamento.
Nel frattempo, la Torres va avanti. Con gli uomini disponibili, qualche ragazzo della Primavera e un allenatore che conosce bene l’arte di arrangiarsi.
Perché la sfortuna può toglierti i giocatori. Ma non necessariamente la voglia di combattere.
Seguici su
Aggiungi calciotorres.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.



Ora come ora almeno un giocatore dagli svincolati ci vuole