“I giovani sono la possibilità di realizzare plusvalenze reali“. Venerdì durante il Festival della Serie A, che si svolge nel fine settimana a Parma, il presidente della Lega Pro, Matteo Marani, è intervenuto in un panel assieme ai dirigenti delle altre categorie professionistiche, spiegando il suo punto di vista sui problemi del sistema e sulle soluzioni per uscire dalle difficoltà.
“Il domani va sui giovani. I giovani sono la base di un movimento e perdiamo il 25% dei ragazzi che praticano calcio tra i 14 e i 18 anni. I giovani che vanno in campo sono un grande risparmio economico per le società, sono il futuro del movimento azzurro: ci stiamo provando, lo abbiamo incentivato in tutte le maniere“, ha detto Marani, riferendosi alla Riforma Zola. “Dobbiamo anche inserire giovani preparati nelle società, nelle strutture, provenienti dalle università: abbiamo bisogno di alzare il livello culturale. Ci vuole una classe dirigente di livello. La cultura è l’unico investimento che può far uscire dalle situazioni difficili. “.
“La prima telefonata che ho fatto [da dirigente della Serie C], l’ho fatta a Gianfranco Zola“, ha confessato il presidente della Lega Pro. “Era giusto affidare a un campione qualcosa da fare nel mondo del calcio. La Riforma Zola va bene; abbiamo numeri lusinghieri. Ma anche le seconde squadre si possono fare bene o male: se sono una lunga mano del club di Serie A non servono, se diventano di servizio al sistema fanno la differenza.”
“Il nostro problema principale è culturale“, ha poi dichiarato il dirigente della Lega Pro. “Quando vediamo che c’è un problema, cominciamo a cercare i colpevoli. La colpa adesso è di Gravina, prima era di Tavecchio: ma il problema è più ampio, perché questo è un declino a cui non siamo riusciti a far fronte negli ultimi trent’anni. Oggi stiamo raccogliendo i cascami di una crisi di lunghissimo corso. Il calcio italiano ha spesso cercato di nascondere la verità: eravamo in declino, ma abbiamo negato la realtà. Bisogna ripensare il sistema, la soluzione è il domani. Noi siamo troppo imbevuti del presente, di oggi: tutto il progetto di un club è misurato sul risultato della domenica, dobbiamo invece capire che strada prendere per i nostri figli“.
“Per quanto riguarda il nostro lavoro di Lega: siamo soddisfatti“, ha proseguito Marani. “Per la prima volta durante questa stagione abbiamo superato i 3 milioni di spettatori allo stadio, stiamo facendo ascolti televisivi e visualizzazioni social che non si sono mai fatti nella storie dalle Serie C. Eppure [pensando anche alla Nazionale] è innegabile che siamo di fronte alla più grande crisi del calcio italiano. Tra poche settimane saranno passati vent’anni dall’ultima vittoria del Mondiale, non vinciamo una Champions League dal 2010, l’anno prossimo saranno trascorsi 20 anni dall’ultimo pallone d’oro interno alla Serie A (nei vent’anni precedenti aveva avuto 13 palloni d’oro)”.
“Dobbiamo riuscire a lavorare insieme. Se si fanno le riforme, bisogna che si facciano in tutti e tre i campionati professionistici“, ha poi concluso il dirigente. “Ogni volta che una società non riesce a sostenersi, è la sconfitta di un sistema e c’è un investimento di responsabilità di tutti rispetto alle difficoltà. Nessuno si può chiamare fuori, nessuno è assolto dai problemi. Vorrei che tutti i club di Serie A vivessero il rapporto con la Serie C in maniera più evoluta. Se la C ha problemi, non crescono i giovani, non crescono gli arbitri, non crescono gli allenatori. La Serie A ogni anno spende per agenti e procure più di 200 milioni di euro, a noi come Serie C ne dà 20: un decimo. Non possiamo pensare a un contributo diverso e cercare di innaffiare la pianta?”
(Il panel completo si può vedere sul canale YouTube della Serie A: @seriea)
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