Non si gioca sul campo, ma la posta in palio pesa quanto una finale. A Desenzano del Garda è prevista l’asta per la concessione del marchio storico del Brescia Calcio e dei relativi segni distintivi, un passaggio destinato a incidere profondamente sul futuro dell’identità calcistica cittadina.
Il bando stabilisce una concessione della durata di tre anni, prospettando successivamente la possibilità di arrivare alla cessione definitiva del marchio. Il termine per depositare le offerte è già scaduto e tra i soggetti interessati figura l’Union Brescia, società guidata dal presidente Giuseppe Pasini.
L’operazione non riguarda soltanto un nome o un simbolo grafico. Per i sostenitori delle Rondinelle, il marchio rappresenta una memoria collettiva composta da colori, appartenenza, partite e generazioni di tifosi. Proprio per questo, la procedura si è trasformata in un terreno di confronto particolarmente delicato.
Cellino rivendica l’utilizzo dei simboli storici
A contrastare la possibile assegnazione è Massimo Cellino, protagonista della precedente gestione societaria. L’ex presidente ha recentemente riattivato la matricola del club con l’obiettivo di iscrivere una squadra al campionato di Terza Categoria e ritiene che il marchio debba restare collegato esclusivamente alla formazione riconducibile al Brescia Calcio storico.
Cellino ha affidato all’avvocato Giorgio Altieri il compito di avviare le procedure necessarie a tutelare la società e i suoi creditori. La sua posizione apre così un nuovo capitolo della complessa vicenda bresciana: da una parte il progetto dell’Union Brescia, pronto a inserirsi nel calcio professionistico cittadino; dall’altra la volontà della vecchia proprietà di conservare il controllo sui simboli tradizionali delle Rondinelle.
Due percorsi si contendono l’eredità biancazzurra
La questione del marchio Brescia mette di fronte due differenti forme di continuità. L’Union Brescia punta a rappresentare il nuovo riferimento sportivo della città, mentre Cellino sostiene che la storia societaria non possa essere separata dalla matricola riattivata e dalla squadra destinata a ripartire dalle categorie dilettantistiche.
L’esito dell’asta potrebbe quindi avere conseguenze rilevanti non soltanto sul piano commerciale, ma anche sulla comunicazione e sul rapporto con la tifoseria. Utilizzare lo stemma, i segni distintivi e la denominazione storica significa infatti presentarsi come eredi riconoscibili di una tradizione ultracentenaria.
La partita potrebbe proseguire nelle sedi legali
La disputa appare lontana da una soluzione immediata. Anche dopo l’asta, l’iniziativa annunciata da Cellino potrebbe trasferire il confronto nelle sedi legali, prolungando l’incertezza sull’utilizzo del nome e dei simboli.
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