Dal nostro inviato al Vanni Sanna Domenico Mussolino
Ha aiutato la sosta forzata o la squadra avrebbe preferito giocare?
“Personalmente avrei preferito giocare, perché avremmo dato continuità – secondo me – a dei concetti e ad una parte di prestazione che abbiamo offerto contro il Livorno. Chiaramente la sosta forzata ci ha permesso sia di recuperare da qualche acciacco che avevamo all’interno della rosa, ma soprattutto di rodare ulteriormente determinati meccanismi che stiamo mettendo a punto da quando è tornato Mister Greco“.
Necessario un riadattamento dopo il ritorno di Alfonso Greco?
“Sicuramente siamo facilitati. Perché i ragazzi che giocano qui da più tempo conoscono il Mister sia dal punto di vista umano che professionale. Naturale che all’inizio della stagione sia stato necessario un adattamento, perché ovviamente si era verificato un cambiamento abbastanza radicale. Adesso per noi è più facile pure trasmettere sul campo ciò che Greco vuole, con i modi e i tempi che preferisce. Quindi suppongo che anche per gli altri ragazzi con minore militanza nella Torres sia più facile capire determinate richieste“.
La ricetta per affrontare il prossimo futuro
“Purtroppo è difficile parlare di qualcosa che sia diverso dal ‘partita per partita‘ se non addirittura ‘allenamento per allenamento‘. Perché la situazione in cui ci siamo infilati dall’inizio del campionato è questa: è difficile fare programmi a lungo termine. Quello che sicuramente andiamo a ricercare è una continuità di prestazione, secondo me l’unica cosa che porta a risultati diversi da quelli che abbiamo ottenuto finora. Il primo step, per quanto mi riguarda, è arrivare alla sosta natalizia cercando di aver instaurato una base solida, facendo qualche punto nel frattempo. Per poi riprendere a gennaio con la strada già tracciata in una certa direzione“.
Cosa sta mancando alla Torres
“Sicuramente sta mancando, da parte di tutti noi, quel qualcosa che si chiama ‘andare oltre’. C’è bisogno di capire quale sia la cosa giusta da fare in campo, quindi ciò che sta mancando è probabilmente un po’ di lucidità. Una spinta dal punto di vista caratteriale, perché dal punto di vista tecnico le ultime prestazioni ci hanno restituito una prospettiva migliore rispetto a quella che avevamo prima. Alzare la soglia dell’attenzione, per capire che la paura fa parte di questo mestiere ma è necessario farsela amica. Come mi diceva un allenatore che ho avuto a Pisa, senza paura non si va da nessuna parte. Perché se non c’è la percezione del pericolo, non si capisce da dove questo può arrivare e quando può arrivare. Noi dobbiamo andare vicino alla paura, sentirla e far sì che diventi qualcosa di buono, che ci faccia sopperire a quello che è mancato da inizio stagione“.
Le condizioni del capitano
“Sto bene. Dopo il mio infortunio è stato necessario un pochino di tempo in più, rispetto a quello che ci si aspettava. Durante l’intervento si è scoperto che ci fosse qualcosina in più da aggiustare. Però ora sto bene: ho accelerato quando sono rientrato all’inizio, quindi anche la fase atletica ha vissuto delle fasi alterne e un saliscendi di condizione. Parliamo di condizioni fisiche ma pure mentali, perché sono un giocatore molto umorale. Le motivazioni sono alte, adesso è il momento per spingersi oltre“.
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Tranquillo fare con calma
Subito cosa a gennaio la squadra è ultima ma cosa stanno perdendo
A gennaio ci vogliono..giocatori….altro che slancio..