La Sambenedettese si è presa la permanenza in categoria al termine di una stagione complicata, vissuta spesso sul filo della tensione nel girone B di cui ha fatto parte la Torres. Salvezza portatrice di polemiche, anche da parte dello stesso club sassarese, per i fatti dell’ultima giornata di regular season. L’analisi di Giulio Spadoni, ex direttore generale della Samb dal 2009 al 2013, che guarda al futuro con fiducia ma anche con la consapevolezza che servirà un salto di qualità.
Secondo Spadoni, il primo obiettivo era inevitabilmente salvare la categoria. Missione centrata, anche se tra difficoltà e passaggi delicati che hanno costretto la Samb a convivere con pressione e paura fino alle ultime settimane.
“Ora si può alzare l’asticella”
“È stato importante mantenere la categoria, ora mi auguro che la società possa strutturarsi per alzare l’asticella”, ha spiegato Spadoni.
Parole che raccontano una Samb ancora in fase di costruzione, ma desiderosa di trasformare la salvezza in un punto di partenza e non semplicemente in un traguardo minimo.
Boscaglia e la svolta della stagione
Nel suo intervento, Spadoni ha sottolineato anche il peso avuto dall’esperienza di Roberto Boscaglia, considerato una figura decisiva nel percorso della squadra.
Dopo l’avvio con tecnici giovani come D’Alesio e Mancinelli, la Samb aveva bisogno di una guida capace di dare equilibrio e compattezza a un gruppo che rischiava di smarrirsi. E proprio questo, secondo l’ex dg, è stato il principale merito dell’allenatore.
“Ha disegnato una squadra più quadrata e raggiunto l’obiettivo nonostante il calendario difficile”, ha aggiunto l’ex dirigente dei marchigiani.
Tra nuovi investitori e ricerca di equilibrio
Uno dei temi centrali resta ora quello societario. Spadoni ha evidenziato come l’eventuale ingresso di nuovi imprenditori nella compagine rossoblù potrebbe rappresentare una risorsa importante, ma solo trovando i giusti equilibri interni.
La Sambenedettese sembra trovarsi in una fase di transizione: da una parte la necessità di consolidarsi, dall’altra la voglia di tornare a coltivare ambizioni più alte in una piazza che vive il calcio con intensità quasi viscerale.
Una base da cui ripartire
La stagione appena conclusa ha lasciato ferite, ma anche insegnamenti. La Samb ha sofferto, ha tremato, ma è rimasta in piedi. E in certe annate, salvarsi diventa quasi un atto di resistenza collettiva.
Ora però il club rossoblù vuole guardare avanti. Perché dopo aver attraversato la tempesta, l’idea è quella di costruire qualcosa di più stabile, più ambizioso e meno fragile.
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