“I giovani giocano, ce ne sono almeno 200 che giocano ogni anno nei tre gironi di Serie C. Il problema è il dopo.” In un’intervista rilasciata venerdì al sito TuttoC, l’allenatore Luciano Foschi, che in carriera si è seduto anche sulla panchina della Torres nel 2007/2008 (nella Seconda Divisione di Lega Pro), ha parlato dei problemi legati al calcio italiano e di come si potrebbero risolvere con regole diverse.
“Il problema è di fondo: gestire il calcio, oggi come oggi, con poche risorse economiche, non è semplice”, ha spiegato il tecnico, che nell’ultima stagione ha guidato il Renate (nel girone C di Serie C). “Con queste risorse, i presidenti in Serie C faticano a sostenere il sistema. Sento parlare di rivoluzioni, di riforme dei campionati, ci lamentiamo che la nazionale non vada ai mondiali, ma poi tutto si riduce a ridurre l’organico della Serie C. Le riforme devono essere fatte in alto, altrimenti i giovani giocano in Serie C e lì restano, non vanno più su se non ci sono riforme in tal senso. Per la C, le risorse sono sempre meno e ciò che arriva dall’A e dalla B è solo una goccia nel mare. I giovani in Lega Pro giocano, il problema è il dopo, perché nessuno si chiede che fine fanno quei giovani. Se analizziamo quanti giovani sono partiti dalla C e ora giocano stabilmente in categorie superiori, la percentuale è bassissima. Queste riforme non hanno un valore sul piano tecnico, ma solo economico, perché servono a far entrare qualche euro nelle casse dei presidenti che, altrimenti, si ritrovano a dover sborsare sempre di tasca propria. La C lavora bene, però bisogna anche dargli forza, altrimenti finiremo con una riduzione dell’organico a 20 squadre e gli stessi problemi di prima”.
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