Non solo Torres. Marani: “La C investe più di tutti sui giovani”

Il presidente della Lega Pro Matteo Marani sottolinea il ruolo della Serie C nella crescita dei giovani calciatori: Riforma Zola, sostenibilità e territori al centro.

Il presidente della Lega Pro, Matteo Marani
Il presidente della Lega Pro, Matteo Marani

La Lega Pro rivendica il proprio ruolo nella formazione del calcio italiano. Il presidente Matteo Marani, intervenuto in audizione davanti alla Commissione Cultura, ha ribadito la centralità della Serie C come campionato capace di accompagnare la crescita dei giovani calciatori e delle giovani calciatrici, mantenendo un legame diretto con territori, città e comunità sportive.

Il messaggio è chiaro: investire nella terza serie significa investire nella base viva del sistema. La Serie C non vuole essere soltanto una categoria di passaggio, ma una filiera formativa, educativa e sociale. Un’officina calcistica dove i talenti non vengono soltanto osservati, ma costruiti giorno dopo giorno tra allenamenti, pressioni vere e minuti in campo.

Riforma Zola, il motore del progetto

Al centro dell’intervento di Marani c’è la Riforma Zola, definita un pilastro per lo sviluppo del calcio giovanile italiano. Il progetto, secondo il presidente della Lega Pro, sta già mostrando segnali concreti: le strutture del settore giovanile sono passate da 305 a 333 unità, mentre sono cresciuti anche gli allenatori dei portieri, gli staff medico-sanitari e il numero delle squadre partecipanti ai tornei giovanili.

La riforma non viene però descritta come un intervento da valutare nel breve periodo. Marani ha insistito sulla necessità di tempo, continuità e sostegno istituzionale. La crescita di un giovane, del resto, non obbedisce al cronometro del mercato: ha bisogno di strutture, tecnici, partite, errori e fiducia. È un seme sportivo, non un interruttore.

Sostenibilità e controlli sui club

Nel discorso di Marani trova spazio anche il tema della sostenibilità economica. La Lega Pro ha introdotto il salary cap e controlli più rigorosi sui numeri delle società, con l’obiettivo di costruire un sistema più stabile e credibile. Per il presidente, solo club sostenibili possono davvero investire nei vivai, programmare e dare continuità ai percorsi tecnici.

La direzione è quella di un calcio meno fragile, meno dipendente dall’improvvisazione e più attento alla qualità del lavoro quotidiano. La sostenibilità non viene presentata come un freno alle ambizioni, ma come la cornice necessaria per evitare castelli di carta e progetti dalla combustione rapida.

Redazione

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