“Siamo tutti molto felici, non vedevamo l’ora che arrivassero questi benedetti tre punti [l’Ostiamare ha vinto sabato contro la Vis Pesaro 2-1]. Ma il nostro progetto è ancora all’inizio. Non vogliamo solo creare qualcosa di importante sul piano sportivo. Vogliamo formare cittadini, non solo calciatori. Abbiamo ben chiara la nostra funzione sociale. Poi, ovviamente, mantenere la categoria e crescere ancora è un impegno”. In una lunga intervista pubblicata giovedì dal “Corriere dello Sport”, il presidente dell’Ostiamare (prossimo avversario della Torres in campionato), Alberto De Rossi, padre del proprietario del club (e allenatore del Genoa) Daniele, ha raccontato la sua esperienza come dirigente, dopo anni trascorsi ad allenare nei settori giovanili della capitale.
“Questa società è sempre stata dentro di noi. Ci giocavo da piccolo. E ricordo la prima volta con Daniele qui: era il 1988, aveva appena compiuto cinque anni”, ha spiegato il presidente. “Le istituzioni sono venute da noi e ci hanno proposto l’opportunità di occuparci di un club che rischiava di fallire. Hanno colpito me, Daniele e tutta la nostra famiglia nel cuore. Non potevamo dire di no. Ma non bastavano i sentimenti: dovevamo mettere in campo anche professionalità e investimenti. Stiamo facendo le cose seriamente, lo dovevamo a Ostia: non ci siamo solo nati, questo mare ci ha cresciuto. È casa, vogliamo che questo club cresca ancora: passione e organizzazione. Qui, a Ostia, le cose stanno cambiando e cambieranno ancora. Il quartiere è con noi, la gente è totalmente dalla nostra parte”.
Naturalmente al debutto casalingo, arrivato alla seconda giornata contro il Grosseto in uno stadio rinnovato, c’è stata un po’ di emozione: “Forse un po’ l’abbiamo pagata l’emozione, tralasciando qualcosina a livello sportivo perché era importantissimo riuscire a fare tutto in tempo per poter giocare a Ostia, allo Stella Polare. Grazie al contributo e alla disponibilità di tanti soggetti, in primis Roma Capitale e la NEA Rugby, attuale concessionaria dell’impianto, siamo riusciti in tempi record a mettere insieme un progetto ambizioso, che guarda anche ai modelli delle grandi città europee, dove realtà sportive fortemente identitarie e legate ai quartieri vivono e giocano all’interno del territorio che rappresentano. Abbiamo trovato una situazione non semplice e abbiamo cercato di migliorare tutto ciò su cui era possibile intervenire. Il lavoro non è concluso, ma le istituzioni si sono attivate”.
Alberto ha poi parlato del rapporto con la Serie C: “Ho fatto due anni all’Ostiamare, poi Primavera della Roma e tredici anni di C. Allegri era mio compagno a Livorno, giocavamo insieme, ci divertivamo. Questo campionato mi piace, ci sono squadre forti che hanno fatto categorie più importanti, nessuno ti regala niente. E poi è divertente. Quando vedo le persone affacciate ai terrazzi che guardano le partite, è il calcio che piace a me”.
(Fonte: lacasadic.com)
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