La Torres, in tutte le sue componenti – dirigenza, staff tecnico, squadra e collaboratori – si stringe con profonda partecipazione al dolore del presidente Stefano Udassi per la scomparsa della cara suocera.
La vicinanza del club rossoblù
In questo momento di grande tristezza, la società esprime le più sentite condoglianze al presidente e alla sua famiglia, unendosi con affetto e rispetto al loro lutto.
Punto di riferimento
Ci sono giocatori che passano. E poi ci sono quelli che restano, anche quando smettono di correre. Stefano Udassi appartiene alla seconda specie. La sua storia con la Torres non è un capitolo, ma un romanzo intero, scritto tra l’erba del Vanni Sanna e le stanze dove si decide il destino di una società.
Arrivato giovanissimo, Udassi è diventato presto il volto della Torres. Giocatore elegante, capace di accendere la partita con un controllo orientato o un tiro improvviso, ha legato il suo nome ai colori rossoblù per oltre un decennio. Non era soltanto tecnica. Era appartenenza.
Con la fascia al braccio, ha guidato la squadra in stagioni di battaglie sportive, promozioni sfiorate, rincorse appassionate. Ogni gol era una dichiarazione d’amore alla sua città, Sassari. Ogni esultanza un dialogo diretto con la curva. In un calcio spesso nomade, Udassi scelse la fedeltà.
Dalla trequarti alla scrivania
Poi il passaggio più delicato: smettere di giocare senza smettere di esserci. Udassi è rimasto alla Torres da dirigente, assumendo responsabilità crescenti fino a diventare presidente. Un cambio di prospettiva radicale. Prima vedeva il campo in orizzontale, ora deve guardare il club in verticale, dalle fondamenta al futuro.
Da dirigente ha incarnato continuità e memoria storica. Ha attraversato fasi complesse, momenti di difficoltà societaria, ripartenze costruite con pazienza. Conosce ogni sfumatura dell’ambiente torresino perché ne è stato protagonista in prima persona. Non parla della Torres come di un incarico, ma come di una casa.

